L’autoriciclaggio arma contro l’evasione
«Per anni si è pensato al riciclaggio soltanto come l´ingresso dei capitali mafiosi nell´economia lecita. Capitali neri facilmente accumulati, che vengono usati per aggredire le attività economiche pulite e produrre effetti distorsivi della concorrenza. In realtà, il grande problema che si è presentato in seguito è stato quello legato all´evasione fiscale: somme lecite che vengono poi "clandestinizzate”, viaggiando in direzione contraria. Oggi nell´approccio al riciclaggio si parla per fortuna anche di questo».
Il procuratore aggiunto Francesco Greco ha commentato così, intervenendo lunedì scorso alla tavola rotonda su "Antiriciclaggio nella pubblica amministrazione. Il caso del Comune di Milano”. L´incontro è stato l´occasione per evidenziare i passi avanti compiuti da Palazzo Marino, che – come sottolineato dal vicesindaco Lucia De Cesaris – ha impostato un´attività antiriciclaggio nell´ambito della direzione Entrate: modificato il regolamento dei propri uffici, inserendo principi di verifica e di controllo; approvato un protocollo di intesa con UIF, l´Unità di informazione finanziaria istituita presso la Banca d´Italia, per elaborare criteri e metodi ai fini della segnalazione delle operazioni sospette.
L´incontro è tuttavia servito anche a metter in risalto quel che ancora non va, a livello normativo generale. È vero infatti che in Italia il sistema è stato a lungo fallimentare e che, negli ultimi vent´anni, si sono avute solo una settantina di pronunce di merito della Cassazione sul reato di riciclaggio, riguardanti per lo più la rottamazione di autoveicoli. Ma, come ha osservato sempre Greco, «anche nella nuova norma sull´autoriciclaggio il legislatore esclude la punibilità dell´”uso personale”. Mentre i reati patrimoniali si commettono per ottenere un profitto, con l´esigenza primaria che i soldi spariscano per poterli utilizzare senza che qualcuno mi dica qualcosa. Solo in Italia il godimento e l´uso personale sono cause di non punibilità, senza contare la prescrizione dei reati e l´imprescrittibilità del post factum».
L´introduzione del reato di autoriciclaggio è - per il PM milanese - una riforma epocale, perché «sterilizza il denaro sporco e avverte gli intermediari che, continuando a trasferirlo all´estero, verso i paradisi fiscali, rischiano di essere pesantemente sanzionati. L´intermediario non ha più dunque la scusa di opporre la propria ignoranza: le banche svizzere, ad esempio, hanno mandato ai loro clienti un questionario dove indicare la liceità del proprio patrimonio, altre hanno chiesto la dichiarazione delle disponibilità estere. Mentre la mancata adesione del soggetto alla voluntary disclosure è una sorta di ammissione implicita a mantenere il segreto e commettere il reato di autoriciclaggio».
Con il nuovo reato di autoriciclaggio è dunque più facile fermare l´evasione fiscale. Pur se la norma rimane perfettibile.

